Tredici: concludere la seconda stagione è stata un’impresa

Tredici 2 Netflix 2018 - recensione

È la noia a farla da padrona nella prima parte della seconda stagione di Tredici. Poi, da un determinato punto in poi, arriva la svolta e la serie tv diventa “niente male”.

La seconda stagione di Tredici convince solo a metà

La prima stagione di Tredici, uscita nel marzo 2017 su Netflix, fu un successo a livello mondiale. Il 18 maggio scorso, 13 Reasons Why (il titolo originale) è tornata con una nuova stagione ma, come in molti avevano previsto, questa non è affatto riuscita ad affermarsi in maniera netta come accaduto un anno fa.

Io non ero tra gli scettici, tra quelli che pensavano che una seconda parte della storia non avrebbe avuto senso e non sarebbe mai stata a pari livello con la prima: ero fiducioso ma stavolta, in parte, mi sbagliavo.

Ho amato incondizionatamente il modo in cui erano state sviluppate e strutturate le prime tredici puntate: l’idea di far sfogare Hannah Becker dopo il suicidio attraverso delle cassette, il voler far passare un determinato messaggio ai telespettatori, soprattutto ai più giovani. Perciò il giorno stesso in cui è stata pubblicata la seconda stagione mi sono messo davanti alla tv e ho premuto play. 

Il fatto che abbia finito di guardarla soltanto un paio di giorni fa è tutto un dire.

A noi che di serie tv ci “droghiamo”, risulta quasi inconcepibile metterci più di venti giorni per guardare appena tredici puntate. Significa che qualcosa non andava e stavolta, stranamente, non eravamo noi il problema. Ma andiamo con ordine.

La seconda stagione di 13 Reasons Why racconta il processo dei Becker contro la Liberty High School. In poche parole i genitori di Hannah hanno fatto causa alla scuola che frequentava la ragazza ritenendola la principale colpevole dell’estremo gesto compiuto dalla figlia. Puntata dopo puntata, quindi, assistiamo all’interrogatorio dei testimoni, “costretti” dagli avvocati a confessare alcuni episodi che si erano verificati in passato e che avevano ovviamente come protagonista la povera Hannah.

L’idea di fondo non era quindi male e, inoltre, la scelta di mettere spesso come voce fuori campo il “protagonista” della puntata è una bella trovata.

Il problema sta soprattutto nello sviluppo di ciò che accade al di fuori del tribunale. Dando per buone le comparsate davanti ai giudici di Jessica, Ryan, Courtney, Tyler e tutti gli altri, senza entrare nel merito, passiamo a ciò che secondo me non ha funzionato.

La cosa più irritante nel corso dell’intera seconda stagione è la continua presenza del “fantasma di Hannah” ad interagire con Clay. Ok, il ragazzo è ancora innamorato perso, si sente profondamente in colpa e non sa come uscirne ma non è stato troppo esagerato inserirla in modo così invadente? 

Abbiamo apprezzato Tredici perché era vera e raccontava la cruda realtà perciò una scelta del genere non ha potuto far altro che farci storcere il naso anche per il fatto che non ha interessato un’unica puntata ma è stata portata avanti praticamente dall’inizio alla fine. La prossima volta magari i fantasmi lasciamoli alle serie fantasy.

Altra pecca, sempre secondo il mio parere, è stata la scelta di “esasperare” tutto. Come scritto poco fa, la prima stagione è stata bella perché raccontava le vicende in modo crudo ma, c’è da dirlo, in questi nuovi episodi si è tirata un po’ troppo la corda esasperando la realtà: è difficile credere che davvero possa esistere tanta violenza in una scuola, tanti atti, oltre che di “normale” bullismo, di abusi sessuali, fisici e psicologici.

Ma va bene, l’estremizzare può dare una lettura completa di quello che potrebbe essere però, se decidi di seguire questa linea guida poi non puoi permetterti di venirne meno nel momento clou: parlo ovviamente del finale. È vero che gli autori dovevano preparare il terreno in vista della terza stagione (ufficializzata pochi giorni fa) ma è vero anche che, avendo fatto assumere alla serie una certa natura, Tyler sarebbe dovuto entrare al “ballo di primavera” e compiere una strage, o almeno provarci, senza se e senza ma.

E invece no: Clay viene trasformato in supereroe, gli va incontro nonostante il fotografo gli puntasse contro una mitragliatrice e con una serie di frasi banali riesce a fermarne le cattive intenzioni.

Una prima parte da 4, una seconda parte da 8

Ad ogni modo, 13 Reasons Why non è da buttare totalmente. Eccezion fatta per il “fantasma di Hannah” e la parte finale la visione risulta gradevole… dalla sesta puntata in poi. Ma allora perché a inizio pezzo ho detto che “il fatto che abbia concluso di vederla solo un paio di giorni fa è tutto un dire”? Semplice, perché le prime cinque puntate sono di una lentezza e di una noia inenarrabile, una vera agonia, quindi si va avanti a fatica e controvoglia con pause lunghe giorni tra un episodio ed un altro.

Una nota di merito va agli attori che anche questa volta hanno interpretato in modo magistrale i loro personaggi, in particolare Alisha Boe (Jessica), Justin Prentice (Bryce) e Brandon Flynn (Justin). L’unica che non ho apprezzato più di tanto è stata la bellissima Anne Winters (Chloe): ho ancora in mente la scena in cui Jessica le mostra un paio di foto attraverso le quali Chloe scopre di essere stata stuprata da Bryce mentre era incosciente e reagisce con l’espressione di una a cui hanno appena fatto una multa. Scelta del regista? Chi lo sa, ma è di certo sembrata poco adatta al momento.

Per concludere, le aspettative che erano molto, molto alte sono state senza dubbio deluse: la seconda stagione di Tredici è un 6+, una sufficienza, che viene dalla media tra il 4 che si merita la prima parte e l’8 che vale la seconda, condita da quel “+” guadagnato grazie alle buone basi che sono state gettate per una terza stagione che, speriamo, non ci porterà ad odiare una storia che fino a poco tempo fa amavamo profondamente.

Punto Netflix Italia

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