Tully: recensione della “drammatica” commedia con Charlize Theron

Tully film 2018

Charlize Theron è la protagonista assoluta di Tully, film diretto da Jason Reitman. L’opera, nonostante tratti un tema delicato, regala risate inaspettate grazie a dialoghi esilaranti e spassosi.

Charlize Theron porta in scena la depressione post parto in Tully

Tully, nelle sale dal 28 giugno, segna il ritorno alla regia di Jason Reitman, che ricordiamo soprattutto per lavori come Juno e Tra le Nuvole, quest’ultimo capace di conquistare ben sette nomination all’Oscar e di vincere un Golden Globe per la migliore sceneggiatura. Se in Juno veniva raccontato il rapporto tra la giovane protagonista e la maternità, l’opera del 2009 parlava di tutt’altro, unendo comunque il genere drammatico a quello della commedia. Sono proprio tutti questi gli aspetti che vengono riuniti in Tully, film che vede protagonista la splendida Charlize Theron.

In questa occasione l’attrice si ritrova ad interpretare una donna molto distante (almeno in apparenza) dalla figura che invece lei ricopre nell’immaginario comune: Marlo, attualmente incinta e già madre di altri due bambini, si presenta trascurata e insofferente nella sua condizione fisica e mentale, lasciatasi completamente andare per via di una forte depressione pre e post parto. Nonostante questo, Charlize Theron appare sì stupenda ma comunque più che credibile nei panni della “casalinga disperata”.

Le prime sequenze di Tully mettono lo spettatore di fronte a quella che, almeno inizialmente, sembra essere una dolce routine: Maro inizia la sua giornata “spazzolando” suo figlio, gesto volto a tranquillizzare il bambino che soffre di una forma di disturbo comportamentale. Con lo scorrere del tempo ci si regala dei sorrisi amari: alcune battute e parti di dialoghi risultano esilaranti, del tutto inaspettati se consideriamo il delicato tema intorno a cui si sviluppa il film. Marlo risulta involontariamente comica, nonostante tenti in tutti i modi di trasmettere il proprio disagio alle persone che la circondano.

Finite le risate, però, Tully, anche a distanza di alcuni giorni dalla visione del film, ti lascia addosso un velo di nostalgia: vorresti continuare a sapere come sta quella donna di cui hai scoperto le più profonde debolezze. La stessa donna nella quale potresti riconoscerti tu, adesso o in futuro, o nella quale potresti rivedere ciò che sei stata in passato.

Attenzione però, l’opera diretta da Jason Reitman non rappresenta un film per sole donne ma, anzi, invita gli spettatori maschili a scoprire una parte di un mondo che spesso viene etichettato in maniera superficiale come “incomprensibile” ma che in questo caso spalanca le proprie porte e ti risucchia al suo interno, nei suoi meandri più sconosciuti.

Tully 2018

A condividere la scena, o almeno ad averci provato, con Charlize Theron, c’è Mackenzie Davis, la cui carriera è praticamente esplosa grazie alla sua interpretazione nell’episodio San Junipero di Black Mirror. Nella serie distopica la ragazza cercava di rendere bella la propria “esistenza” post-mortem, mentre in Tully tenta di rendere già facile la vita di una Charlize Theron svuotata di ogni entusiasmo.

Arrivata a casa sua per essere una tata notturna, non si occuperà soltanto della neonata ma anche e soprattutto di Marlo. Lo farà ricordandole cioè che lei era e quello che potrebbe ancora essere. Evitando ogni tipo di spoiler, possiamo dire che bisognerebbe essere nati ieri per non capire, sin dal suo arrivo nella casa, che la tata rappresenta il personaggio decisivo del film, colei che romperà ogni precario equilibrio e metterà tutti quanti di fronte ad una cruda verità. Viene rappresentata come una sirena che riporterà Marlo in superficie dopo troppi anni trascorsi in apnea.

La sceneggiatura ci permette di percepire la parabola emotiva della protagonista: la sua angoscia cresce fino a raggiungere il punto più estremo, talmente buio da farla precipitare, salvo poi riportarla alla riconquista della sua serenità. Ogni abitudine della donna, fatta di sospiri e insoddisfazione, rappresenterà la goccia in un vaso pronto a traboccare. Da “brutto anatroccolo” (ce ne vuole per definirla così), Charlize Theron tornerà a splendere sul grande schermo e con lei il personaggio di Marlo, finché un colpo di scena finale non aprirà gli occhi alla sua famiglia e agli spettatori.

Nonostante abbia perso il controllo, Marlo esce vincitrice dal quadro generale di Tully, proprio in quanto capace di toccare il fondo prima di risalire e diventare più forte di prima, senza più alcuna vergogna per le proprie debolezze e fragilità. La figura del marito (Ron Livingston), invece, accende i riflettori sul ruolo paterno all’interno di una famiglia, spesso considerato di “serie B”. I suoi doveri non riguardano esclusivamente il lavoro e quindi lo stipendio per mantenere la sua famiglia dal punto di vista economico, quanto piuttosto il mantenimento della famiglia (e della moglie, in primis) dal punto di vista emotivo.

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