Tutti i soldi del mondo: recensione del film diretto da Ridley Scott

Tutti i soldi del mondo

La pellicola di Ridley Scott che racconta il rapimento di Paul Getty III è finalmente in sala. Ecco la nostra recensione di Tutti i soldi del mondo.

Tutti i soldi del mondo: il sonno della ragione genera mostri

Diverse cose si possono dire (non sempre necessariamente in positivo) di quest’ultima fatica cinematografica del regista di Alien e Il gladiatore, tranne che non sia in qualche modo sorprendente.

Si può parlare di come con lo sceneggiatore David Scarpa abbia piegato la realtà dei fatti ai propri scopi. Di certi limiti del doppiaggio. Specialmente quando si tratta di rappresentare efficacemente i dialetti regionali, o dare voce ad attori italiani che recitano in inglese. Del fatto che 130 minuti di durata siano un po’ troppi, eccetera.

Ma a sorprendere, come dicevamo, è il fatto che un attore, fino a poche settimane fa nemmeno coinvolto in un progetto le cui riprese erano ultimate da tempo, sia finito per diventare rocambolescamente il punto forza del film. Non ci riferiamo soltanto alla grande interpretazione di Christopher Plummer, ma anche all’esclusione di Kevin Spacey. L’impressione è sempre stata che il pesante trucco che doveva invecchiarlo per la parte di J. Paul Getty rischiava di farlo risultare poco credibile, oltre a soffocarne l’espressività.

Tornando a Plummer, meritata è la candidatura ricevuta ai Golden Globe per il proprio lavoro. Quello di costituire il fulcro di un racconto sull’avidità, la superbia e l’omertà. Poco importava infatti al regista di come si siano esattamente svolte le vicende. A Scott interessava rappresentare la brama di denaro: fin dove ci si possa spingere per esso e con quali conseguenze per le vite di chi, in questa brutale “caccia al tesoro”, anche suo malgrado sia coinvolto.

Pure la tanto chiacchierata questione della sessione di riprese volte a sostituire Spacey si è rivelata sbalorditiva. Mentre spesso la pratica dei reshoot si traduce in un risultato evidentemente posticcio e poco gradevole, come accaduto recentemente a Justice League, in questo caso bisogna dare atto ai realizzatori di aver compiuto un’impresa davvero a regola d’arte. L’inserimento a posteriori dell’attore canadese nella pellicola non si nota, nemmeno sapendo come siano andate le cose.

Degna di menzione è poi, come del resto ci ha abituati, la prova di Michelle Williams, madre del povero Paul. Insieme alla solida regia di Scott, tuttavia, non basta a rendere il tutto più della somma delle singole parti.

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Fabio Leonardi

Nato e cresciuto in provincia di Milano, appassionatissimo di cinema (per il quale vive e in qualche modo lavora), oltre che di musica, astronomia e di gatti.

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