Twin Peaks, David Lynch torna a parlare della serie revival

Twin Peaks

Se speravate che il maestro David Lynch fugasse una volta per tutte i (tanti) misteri apparsi nel corso dell’ultima stagione di Twin Peaks, purtroppo per voi non è stato così.

Dopo Twin Peaks, quale futuro attende David Lynch?

Dalla messa in onda della terza stagione di Twin Peaks (approfondimento e analisi QUI) è passato poco più di un anno, così David Lynch ha voluto condividere con il pubblico la sua esperienza da regista. In una nuova intervista rilasciata al sito Deadline, il maestro dell’inconscio ha rivelato in che modo nascono le sue ispirazioni e come è riuscito a produrre le sue opere più importanti.

Le idee arrivano… si potrebbe dire così. Ho sempre detto che le idee dettano tutto il resto, le idee arrivano, e questo è quel che mi hanno presentato. Focalizzandosi solo su Twin Peaks, queste sono le idee che sono venute fuori e le abbiamo presentate.

In sostanza, secondo Lynch, è come se le idee fossero dei piccoli tasselli che una volta venuti fuori, vanno a comporre una storia più ampia. Andando avanti con l’intervista, David Lynch ha parlato dei problemi riscontrati durante la seconda stagione della serie televisiva:

Per me il pilot originale è Twin Peaks, e questo qui (la terza stagione) è Twin Peaks. Per il resto, in tv accade che ci sono diversi registi, diversi sceneggiatori, e le cose vanno così, scivolano via. Tutto questo comunque spero che ci abbia riportato alla vera essenza di Twin Peaks.

Se durante la visione della terza stagione di Twin Peaks, in alcuni momenti pensavate che Lynch si stesse semplicemente divertendo con voi spettatori, facendo di tutto per incrementare un senso di frustrazione, non è così:

No, no. Ve lo ripeto, dipende dalle idee. Le idee presentano un tipo di narrazione su come le cose andranno svolgendosi, e le idee ti parlano di ogni scena e di ogni personaggio. Semplicemente seguo solo le idee.

Per quanto riguarda il cast, Lynch ha ammesso che il rapporto non si è mai interrotto:

Ho richiamato tutti i regular, o quasi tutti. Queste persone sono come una famiglia per me, ed è stato bello chiamarli e parlare con loro per una riunione. Il processo è partito da qui, con tutte le nuove persone, e sapete che c’era un casting di circa 235 persone nello show. Avrei voluto lavorare con tutti gli originali, ma alcuni sono scomparsi, però direi che il 99% era qui pronto a lavorare. Non ho parlato con loro riguardo alla storia, solo rispetto al loro desiderio di tornare indietro. Tutti loro conoscono i loro personaggi, il mondo, e lo amano come me.

Se nel 1992 il film prequel Fuoco cammina con me non venne particolarmente apprezzato dalla critica, Lynch sente che oggi le cose stanno cambiando; molti fan hanno deciso di rivalutare questa pellicola. Per descrivere questo cambiamento di trend, Lynch è ricorso ad un altro suo fallimento, Dune:

Con Dune sono morto due volte, una perché non avevo il final cut e l’altra per il suo fallimento commerciale. Con Fuoco cammina con me sono morto una volta sola a causa del suo fallimento al box-office, ma ho adorato lavorarci. Con gli anni questo è cambiato. Adesso il pubblico rivede quel film e lo percepisce in maniera diversa. Quando qualcosa esce fuori, la sensazione nel mondo – potete chiamarla coscienza collettiva – è in un certo modo, quindi decide come andranno le cose. In seguito questa coscienza collettiva cambia e la gente di conseguenza. Pensate a Van Gogh: non ha mai venduto un solo quadro in vita e adesso nessuno può permettersene uno.

Dopo il revival di Twin Peaks, il futuro di David Lynch è ancora tutto da scoprire, tuttavia una cosa sembra essere certa: il suo prossimo lavoro non sarà un film:

Ho una scatola piena di idee e sto lavorando con la produttrice Sabrina Sutherland, cercando di capire se in quella scatola c’è qualcosa di veramente valido. […] I film sono al collasso di questi tempi. È triste, ma è la realtà. È un po’ di tempo che vado ripetendo che il piccolo schermo adesso è la vera culla dell’arte. La gente è più libera e può realizzare le sue storie. È veramente bellissimo, ma non è il grande schermo, quindi c’è anche una certa povertà nell’immagine, così come nel suono.

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