Un Giorno all’Improvviso, recensione: presentato a Venezia il film con Anna Foglietta

un giorno all'improvviso film 2018

Presentato al Festival di Venezia 2018, Un Giorno all’Improvviso di Ciro D’Emilio vede protagonista una sempre intensa Anna Foglietta.

Un giorno all’improvviso è stato presentato nella sezione Orizzonti

Un giorno all’improvviso è la storia di un ragazzo che ha una passione e un talento, il gioco del calcio, ma anche una situazione familiare molto difficile, padre assente e madre che soffre di problemi psichici.

È un film girato dopo alcuni cortometraggi da un giovane di 32 anni, Ciro D’Emilio, che ha dei pregi ma anche dei grossi limiti e difetti. Prima di tutto la sensazione che il film sarebbe potuto essere un avvincente e toccante cortometraggio ma tirato come un elastico a 89 minuti causa momenti di noia tra lungaggini in sequenza e scene tronche. Il direttore della fotografia Salvatore Landi è al secondo film dopo Bella e perduta, stessa cosa per il montatore Gianluca Scarpa che ha esordito quest’anno con Malati di sesso. Ma affidare invece, con tutto il rispetto dovuto ai nuovi talenti, un direttore della fotografia che fa film da 10 anni e soprattutto un montatore che ha 10 film in attivo non avrebbe giovato ad un regista novello al primo lungometraggio? Perché la stoffa nel film si vede, a partire dal giovanissimo protagonista Giampiero De Concilio (visto solamente in una fiction) per finire col lavoro fatto sul sonoro, comprese le sporadiche ed essenziali musiche.

Il vero faro del set con tutta probabilità deve essere stata la brava Anna Foglietta, attrice di esperienza che divora il ruolo che ogni attrice vorrebbe rivestire almeno una volta in carriera, soprattutto nel nostro cinema spesso povero di personaggi davvero borderline: la madre disturbata. Bisogna dire che i clichè anche qui non mancano ma l’attrice ce la mette tutta e il personaggio monta molto bene in progressione. Il vuoto amoroso del compagno assente che a qualunque costo vorrebbe ripossedere viene colmato dalle esternazioni di affetto verso il figlio, spesso eccessive, in contraltare a distrazioni e disattenzioni che lo sono altrettanto.

Di tutto ciò il ragazzo porta il peso sulle spalle insieme all’impegno per l’orto di casa, il lavoro, la cotta per una giovane, le amicizie con i tipici ragazzetti partenopei di malaffare che siamo sempre più abituati a vedere nei film e in TV (e a questo punto dateci un piccolo ’O Trak di Gomorra, perché trattenersi sempre? Scrivere in levare? Per fare i “misurati”?). Ma più di ogni altra cosa il sedicenne dedica il suo tempo agli allenamenti di calcio, la sua passione più grande. E un giorno all’improvviso arriva la chiamata per un provino al Parma. Peccato che le sequenze che mostrano il gioco del calcio siano totalmente insapore, sembra che il regista abbia girato dei fegatelli casuali mentre i ragazzi giocavano perché potrebbe rispondere che non era quello che gli interessava… Ok, ma allora un po’ di ritmo, di entusiasmo, di forza avvincente dove la riversi se non almeno in questo (che è poi il sogno/motore del personaggio principale)? In Rosetta dei Dardenne possiamo arrivare al finale stremati dopo un regia estenuante ma non perché tra un piccolo accadimento e un altro abbiamo seguito un’ora e mezzo di film di cui due minuti ci mostrano mani che spremono agrumi per fare la limonata. A volte per catturare l’attenzione, per dare importanza a qualcosa, basta un dettaglio di cinque secondi. Provate a contare fino a cinque, se avete lavorato al film e state leggendo. 

Un giorno all’improvviso (il titolo estero qui a Venezia è If Life Gives You Lemons) per chi ne è al corrente è un canto degli ultras ispirato a un pezzo dei Righeira trasformato a Napoli in un inno alla corsa scudetto. Per tutti gli altri è un titolo profondamente fuorviante, fa pensare a una commedia sentimentale in cui dei giovani si innamorano felicemente; lo spettatore non sa che assisterà invece a un film profondamente intriso di dolore.

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