Una pallottola spuntata: i 30 anni del cult leggendario

Una pallottola spuntata

Una Pallottola Spuntata compie 30 anni. Vediamo insieme perché il film di David Zucker merita un posto speciale nel cuore di chi ama il cinema. 

Una Pallottola Spuntata: 30 anni e non sentirli

Sono già passati 30 anni. 30 anni da quando Una Pallottola Spuntata ha fatto il suo esordio sul grande schermo. Il film ha riscosso da subito un successo incredibile, strappando milioni di risate.

Ovviamente il successo del film è dovuto alla fantastica interpretazione di Leslie Nielsen, attore incredibilmente adatto al ruolo del tenente Frank Drebin. Altra componente importante è stata la scrittura dei dialoghi, che sono tutt’oggi indimenticabili. Insomma, questo film è stato un gioiellino vero e proprio che ha dato vita a due sequel, altrettanto divertenti. Non ci concentreremo sui successivi due capitoli della saga, ma vi invito a vederli se non lo avete fatto.

La prima sequenza del film non dà subito l’idea di quello che vedremo in seguito: siamo davanti ad un meeting tra i leader dei maggiori paesi nemici degli Stati Uniti. Certo i personaggi sono caricature, ma ancora può sembrare un film “serio”. Dopo poco tempo entra in scena il nostro Frank, il quale interrompe la riunione e picchia tutti i presenti, compreso un operatore del set che invade il campo e gli dice:“mamma al telefono”. Derbin esce di scena dicendo “E non fatevi vedere in America eh”. Questa frase era una specie di spiegazione del fatto che, se in America non c’erano ancora stati attentati, il merito era proprio di quell’azione del tenente. Ovviamente l’11 Settembre era ancora lontano.

Dopo questo preambolo ci sono i titoli di testa, tra i più memorabili della storia del cinema. Mentre scorrono, una sirena di un’auto di polizia si fa strada nei luoghi più disparati, creando scompiglio tra i presenti. Dopo queste sequenze inizia il film vero e proprio. Il tenente Drebin deve fare luce sull’aggressione di un suo collega, avvenuta al molo di Los Angeles. Ovviamente l’aggressione è volutamente grottesca, surreale. Una Pallottola Spuntata vuole raccontare la superficialità degli americani e, soprattutto, della polizia americana.

La cifra stilistica che fa agire i personaggi di questo film è proprio la superficialità: si agisce senza pensare, e, quando si pensa, si agisce in modo sbagliato. Le situazioni che ne emergono fanno molto ridere, ma se si riflette sulla società che viene rappresentata allora rimane un po’ di amaro in bocca. Le gag però sono assolutamente indimenticabili: da quella del bagno durante la conferenza a quella dell’inno americano cantato da Drebin invece che dall’atteso Pallazzo, dalla caduta sulla scala di Jane al “Bingo!”. Sarebbe impossibile elencare tutte le scene comiche del film, perchè sono un’infinità e si susseguono senza sosta.

Emblematica è la scena finale, in cui sembra che il film abbia assunto un tono più serio, ma mentre Frank e Jane se ne vanno felici insieme, dopo che tutto sembra essere andato per il meglio, sullo sfondo Nordberg, l’amico di Frank che era stato aggredito ad inizio film, vola dalla sua sedia a rotelle, dopo che Frank gli ha dato una amichevole pacca sulla spalla.

Una Pallottola Spuntata vuol dire proprio qualcosa che non è adatto a svolgere il suo ruolo. Non serve a nulla una pallottola senza punta, così come non serve un poliziotto come Frank Drebin, che riesce solo a combinare guai. Quello che è certo è che questo film serve a mettere di buon umore chi lo guarda, anche dopo 30 anni. Non è mai tempo perso quello passato a guardare Una Pallottola Spuntata.

Il film ha ovviamente cavalcato l’onda del cult Scuola di Polizia, e ha ispirato il successivo Johnny English, che però è meno ricco di scene divertenti e gag, e più basato sulla storia da raccontare. La cosa che lega i due film è la grandissima abilità dei due attori protagonisti: Rowan Atkinson e Leslie Nielsen. Tra i tre film citati, però, io continuo a preferire la Pallottola Spuntata del tenente Drebin.

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