Una vita spericolata: la recensione del nuovo film di Marco Ponti

Una vita spericolata, film 2018

Da oggi in sala Una vita spericolata, una commedia frizzante con Lorenzo Richelmy, Matilda De Angelis e Eugenio Franceschini.

Marco Ponti torna in sala con Una vita spericolata

Marco Ponti racconta che la genesi di Una vita spericolata esisteva già sul finale del suo film di esordio, Santa Maradona, quando i due protagonisti, Andrea e Bart, rifuggivano il più possibile l’idea di percorrere una vita banale, fatta di costanti e grandi momenti di stallo. Desiderava insomma la rivincita per Andrea a Bart; che anche loro potessero avere la loro vita spericolata. Ha continuato a desiderarlo anche mentre realizzava le due commedie romantiche del tandem Scamarcio-Chiatti, decisamente più sottotono non solo rispetto l’esordio, ma anche nei confronti del lavoro che è riuscito a portare il sala oggi.

Una vita spericolata, film 2018

La trama del film – Roberto Rossi (Lorenzo Richelmy) ha meno di trent’anni e un’officina automobilistica che va a rotoli. Le sue finanze hanno decisamente conosciuto tempi migliori. Quando l’ufficiale giudiziario ordina il pignoramento anche dei suoi ultimi averi, Rossi decide di farsi prestare una giacca e di andare in Banca, con la speranza di riuscire ad ottenere un piccolo prestito che gli consenta di rimettersi in piedi. Una singolare composizione di eventi, o più propriamente il destino, farà si che Rossi ne esca da rapinatore, con un ostaggio al seguito e un borsone pieno di soldi in mano. Inizia per lui una fuga inaspettata verso sud, con il fedele amico di sempre, BB (Eugenio Franceschini), ex campione di rally, e un ostaggio sui generis (Matilda De Angelis), che dimostrerà di avere più di un asso nella manica… Ad inseguirlo, un corpo di polizia altamente improbabile capitanato da un isterico Massimiliano Galli e, peggio ancora, un gruppo di brutti ceffi senza scrupoli, decisi a riappropriarsi dei propri soldi.

Una vita spericolata, film 2018

I punti di forza – Una vita spericolata è una commedia ben fatta, nella quale non mancano alcuni momenti di sincero divertimento; è giusta nel ritmo e nel cast, che raccoglie tra i protagonisti alcuni dei volti più amati della nuova generazione di interpreti, cui unisce efficacemente i volti più consacrati di Antonio Gerardi e Michela Cescon, la cattivissima della situazione. Poggia, e non è poco, su un solido lavoro di scrittura (soggetto e sceneggiatura sono sempre di Marco Ponti). È simpatica, rocambolesca e smaliziata quanto basta. Ha una bella colonna sonora, firmata Gigi Meroni feat. Tom Morello.

Quello che più si apprezza del lavoro di Ponti è che riesce a sbattere sullo schermo e con efficacia alcuni comunissimi, quindi umanissimi, eroi, dei quali non tenta di sanare le debolezze, né di snaturarne i tratti per anelare il colpo di scena; piuttosto ne esalta il carattere, ponendoli a confronto con un ambiente caricaturale, surreale, generando e allo stesso tempo accogliendo l’effetto comico che ne deriva.

Ode alle persone normali – I buoni sono loro. Le persone normali. Quelle che restano impelagate come marionette in meccanismi troppo più grandi di loro, pedine in balìa di sistemi sconosciuti, nefandi, ingiusti, mai contemplati, nei quali gli eroi di Ponti si buttano a capofitto, senza paura, navigando a vista, perché qualsiasi cosa è sempre meglio dell’immobilismo dal quale erano casualmente partiti… e se fosse sul serio la loro grande occasione per vivere da protagonisti?

“Forse questo film parla di una cosa sola: di quanto sia importante avere una vita intensa, dignitosa, generosa e, ovviamente, spericolata. In ogni fotogramma ho cercato di dare la sensazione che tutto avesse un carattere adolescenziale, il momento della vita in cui la vita stessa, appunto, ti arriva addosso con la massima velocità possibile” – Marco Ponti –

Proprio così. Magari da interpretare non proprio alla lettera… altrimenti si corre il rischio di farsi anche molto male: e qui il pensiero non può non sfiorare Domenico Diele, che il set di Ponti ha dovuto abbandonarlo dopo una sola settimana, proprio per aver abbracciato senza filtri l’ideale di una vita spericolata, perdendo forse di vista la differenza tra la realtà e la fantasia, tra la vita di tutti i giorni e le meravigliose messe in scena del cinema. Perché il desiderio di una vita spericolata forse è bello solo finché resta metafora di tante ed altre cose diverse, come dice Ponti: passione, ricerca, determinazione e, perché no, speranza. In altri casi, può segnare senza possibilità di ritorno.

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