Venezia74: ‘Downsizing’, il mondo in miniatura di Alexander Payne convince a metà

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Ad aprire la 74esima edizione del Festival del Cinema di Venezia è stato Downsizing, film diretto da Alexander Payne. Ecco la nostra recensione dal lido.

Downsizing di Alexander Payne apre il Festival di Venezia

È toccato ad Alexander Payne, regista e sceneggiatore classe 1961 originario di Omaha, l’arduo compito di aprire la 74esima edizione della Mostra d’arte cinematografrica di Venezia con Downsizing, commedia a tinte politico-sociali centrata soltanto a metà, scritta dallo stesso Payne al fianco dell’amico e socio Jim Taylor e con protagonisti Matt Damon, Cristoph Waltz e Kristen Wiig.

L’ottava opera dell’autore di Sideways (2004) e Paradiso amaro (2011) – entrambi premiati con la statuetta per miglior sceneggiatura non originale – racconta le vicende di Paul interpretato da un Matt Damon ispirato, fisioterapista insoddisfatto di una vita regolare e irrimediabilmente mediocre, segnata dalle cene con la madre (malata) prima, e con la moglie (anonima) poi. Frattanto, la costante crescita demografica globale sta causando tensioni sociali, complice lo stile di vita scellerato di un genere umano egoista e sprecone, che sembra volersi condannare scientemente all’estinzione.

Tutto cambia quando un professore norvegese sviluppa un’idea potenzialmente geniale: rimpicciolire l’umanità ridimensionando di conseguenza necessità, consumi, trasporti, città. I primi aderenti sembrano entusiasti, mentre il resto dell’umanità guarda attonita.

Un’altalena cinematografica tra commedia e riflessione

Nei villaggi in miniatura tutto è possibile: la ricchezza è garantita e di conseguenza anche la prospettiva di felicità. Almeno all’apparenza. Paul decide così di ‘miniaturizzarsi’ – da qui il titolo del film – convinto che la moglie lo seguirà. Al contrario, la donna fugge prima dell’operazione, abbandonando il protagonista al proprio destino.

Indubbio è che la cifra distintiva di Downsizing, complice il buon soggetto di partenza, si lascia intuire nel primo blocco dell’opera, di certo il più centrato sia sul piano del ritmo che su quello visivo.

È qui che Payne dà il meglio, giocando con i rovesci (e i paradossi) del confronto tra due mondi visti e vissuti da due prospettive tanto diverse quanto speculari, lasciando oscillare con caparbia e buone intuizioni l’altalena tra commedia e riflessione, sorvolando tematiche assai complesse come l’accettazione della diversità, lo smarrimento dell’individuo, la necessità di risposte alternative e creando aspettative che saranno, purtroppo, disattese.

Durante la seconda parte, l’opera inciampa infatti nelle falle di una sceneggiatura non all’altezza, che dichiara la propria mediocrità decidendo di intraprendere sentieri fin troppo tracciati e trasformando Downsizing in un film già visto, la cui eco moraleggiante sull’amore come salvezza, sulla solidarietà tra esseri umani, sull’accettazione di sé, annoia quasi da infastidire.

Nell’insieme, in conclusione, il nuovo lavoro di Alexander Payne non lascia il segno sul Lido, galleggiando per la Sala Darsena senza infamia e senza lode, spinto via dai pochi, opachi applausi dei presenti.

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Federico Mosco

Non essendo capace di piantare tutto e ricominciare la vita da capo, scegliere una cosa, una cosa sola ed essere fedele a quella come a una ragione di vita, scrive di cinema, lavora sui set, ha lavorato in un videonoleggio e odia Luc Besson.

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