Venezia74: ‘The Leisure Seeker’, bocciato il Virzì americano

the leisure seeker

Oggi, domenica 3 settembre, a Venezia74 è il giorno di Paolo Virzì. Ecco la nostra recensione di “The Leisure Seeker”, primo film in inglese del regista.

Paolo Virzì presenta a Venezia il suo The Leisure Seeker

Primo film italiano in concorso alla 74esima edizione della mostra d’arte cinematografica di Venezia, primo film in lingua inglese per Paolo Virzì, che con The Leisure Seeker (tratto dall’omonimo romanzo di Micahel Zaldoorian, pubblicato in italia con il titolo ‘In viaggio contromano’) lancia l’accoppiata Sutherland – Mirren per le mitiche strade della Route 1 al volante di un camper sgangherato della terza età.

C’era tantissima attesa per il primo lavoro interamente realizzato negli Stati Uniti dall’autore di importanti titoli come Ovosodo (1997), Caterina va in città (2003), Tutta la vita davanti (2008) o il recente, premiatissimo La Pazza Gioia (2016).

Ed è proprio da qui che Virzì sembra ripartire, costruendo il nuovo lavoro sulla medesima struttura del precedente e lasciando viaggiare i suoi protagonisti: non più le simpaticamente squilibrate Micaela Ramazzotti e Valeria Bruni Tedeschi, ma una coppia di arzilli anziani, uno ex professore di letteratura inglese (Sutherland), l’altra moglie fedele dal duro carattere (Mirren), piegati dal tempo che passa e dalle malattie incombenti.

Senza giustificazione alcuna, ma semplicemente mossi dalla voglia di evadere, i due si lanciano alla guida dello storico camper – nominato Leisure Seeker, per l’appunto – nonostante l’Alzheimer galoppante che affligge l’uomo e il male incurabile che attanaglia la donna, incappando in buffi vicini di campeggio, manifestazioni politiche, tentate rapine e molto altro.

Il viaggio, come ogni road-movie che si rispetti, fungerà naturalmente da strumento per svelare peccati e mancanze di entrambi, incluso il rapporto con i figli, il matrimonio e la prospettiva di un futuro che non c’è.

Purtroppo Virzì sembra dirigere il film con il pilota automatico, affidandosi a immagini prive di anima – sorprendentemente opaca la prova di Luca Bigazzi alla fotografia – , di odore, di credibilità.

La coppia Mirren – Sutherland regala lacrime e sorrisi

Nullo o quasi risulta il tentativo maldestro di accennare alla cultura rurale statunitense o alle vicende politiche più che mai attuali – il film si svolge durante la campagna elettorale delle recentissime elezioni presidenziali – facendo sorgere il dubbio che si sarebbe potuto girare il medesimo film tra le strade italiane ottenendo, probabilmente, un risultato migliore.

Del cinema virziano, infatti, manca il ritmo dei dialoghi – la sceneggiatura è firmata assieme a Francesco Piccolo, Francesca Archibugi e Stephen Amidon – , la credibilità dei contesti, e, più in generale, quella capacità di intuire riti e codici popolari tipici della provincia e di metterli in scena con mano propria, operazione spesso riuscita in passato al cineasta livornese.

In The Leisure Seeker, invece, tutto sembra costruito a tavolino, tutto scorre senza sorprendere mai, dando il meglio quasi esclusivamente attraverso le performance di un Donald Sutherland smarrito tra gli sgambetti dell’odiosa malattia e una Hellen Mirren solida e coraggiosa, entrambi apparentemente guidati più dalla loro infinita esperienza attoriale che da una reale direzione registica.

In conclusione, dunque, la prima prova a stelle e strisce del regista toscano non convince affatto, lasciandosi guardare come un road-movie piatto e dimenticabile; un’occasione persa per un Virzì al banco di prova che, invece di rischiare tutto, decide di giocare carte sicure che potranno forse garantire successo commerciale e premi nostrani, ma che non segnano il salto di qualità che attendevano i più.

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