Venom : recensione del film con Tom Hardy nei panni dell’anti-eroe Marvel

Venom film 2018

Il film Venom, tratto dai fumetti della Marvel ma ambientato fuori dall’universo cinemaografico di Iron Man e soci,  raggiunge appena la sufficienza.

Le origini di Venom non convincono in un film didascalico e che sa di vecchio

Diciamolo subito: Venom non è un film riuscito, ma non va neppure accostato a spettri cinematografici come Catwoman o all’ancora più infelice ultimo film dei Fantastici Quattro. La verità critica sta nel mezzo, più o meno, visto che la bilancia pende di più sul lato negativo. Venom è come il simbionte alieno da cui prende il nome e che ha giusto questo e le origini extraterrestri in comune con il fumetto della Marvel da cui è tratto. Lo spettatore all’inizio, i primi famigerati 20 minuti in cui si presentano i personaggi e si delinea la trama (anche se è una esagerazione definirla tale in quanto è molto semplice ), fa fatica ad accettare il prodotto, non si lega a lui e anzi rischia la crisi di rigetto.

Questo perché le vicende umane e problematiche del giornalista Eddie Brock, prima famoso e poi caduto in disgrazia per essersi messo sulla strada dello scienziato visionario pazzo Carlton Drake, disposto a tutto per raggiungere il suo scopo, sono tratteggiate in modo banale. Siamo ben oltre il classico con tanto di caduta dal paradiso per Eddie Brock composta di perdita della bella fidanzata e futura moglie (interpretata da una sempre decorosa Michelle Williams) e del lavoro di giornalista d’inchiesta. La lista dei cliché si conclude con l’appartamento schifoso e il vicino metallaro rumoroso. Parallelamente si sviluppa la storia della Fondazione Vita, quella fondata dal pazzo visionario che dietro le ricerche di vario tipo nasconde la scoperta e il prelievo dallo spazio profondo dei simbionti e i tentativi, con immancabili cavie umane sfruttando i barboni, di creare l’ibrido terrestre/alieno perfetto.

A questo punto lo spettatore è messo a dura prova e anche l’interpretazione di Tom Hardy e di Riz Ahmed, rispettivamente Brock e il cattivo visionario Carlton Drake, ne risentono. Il voto è quello che si darebbe ad un compitino senza brio. Passata questa fase lo spettatore inizia ad accettare di più il film perché arriva finalmente l’incontro tra Brock e uno dei simbionti che dice di chiamarsi Venom, facendo un po’ storcere il naso in quanto ci si sarebbe aspettato un modo più alieno di presentarsi. L’ibrido perfetto mostra le potenzialità del personaggio con Brock alle prese con la convivenza e con l’alieno che, collegandosi ad ogni aspetto mentale e fisico del soggetto, interagisce con lui offrendogli super poteri e alla fine dotandolo di un costume con tanto di occhi alla Uomo Ragno.

Visto che il film della Sony è ambientato in un universo parallelo a quello dei Marvel Movies, la cosa può un po’ stridere, ma la maschera è funzionale al personaggio. Da qui in poi il film, esagerando nella lunghezza di un inseguimento e usando effetti speciali un po’ finti e confusi nelle scene d’azione, beneficia del rapporto uomo alieno. E’ questo legame a tenere comunque vivo lo spettatore fino al finale. Anzi come spesso accade la prolissità delle origini del personaggio hanno zavorrato parte del film. Registicamente Ruben Fleisher (Zombieland) pensa al sodo, alla narrazione, ma come spesso accade per i film di super eroi, fuori dal magico mondo dei Marvel Movies, è un modo di fare vecchio.

Sembra un po’ Terminator con i simbionti alla T-1000 nella prima parte, un po’ un film di fantascienza senza mordente e la parte super eroica è anch’essa datata. L’effetto nostalgia, non voluto, si sente molto nell’assenza, salvo qualche momento riuscito, sempre legato alla strana coppia che compone Venom, di scene d’effetto, di invenzioni, di aggiornamenti come ci hanno abituato i cinecomics Marvel. Visto il genere ibrido di azione tamarra, scienza fantastica e super eroi, Venom avrebbe guadagnato d’interesse da un divieto ai minori (come Deadpool) che avrebbe permesso di calcare la mano sul lato humour nero e sulle capacità omicide del simbionte. Come da copione Marvel, il film non finisce con i titoli di coda molto graffittari, ma ha due scene. Una in particolare farà la felicità di chi segue a fumetti la famiglia dei simbionti. Per i cinefili sarà bello vedere un volto noto, un attore che non poteva che interpretare un serial killer dato che lui è stato un assassino nato.

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