War Machine: recensione del film Netflix con Brad Pitt

Recensione di War Machine, nuovo film di Netflix con Brad Pitt: una prospettiva satirica sulla guerra in Afghanistan.

War Machine, il ritorno di Brad Pitt nei panni del generale McMahon

Netflix, costantemente al centro dell’attenzione in ambito televisivo e cinematografico, è sempre più attivo sul fronte dei lungometraggi. Mentre in questi giorni a Cannes si è aperto un vero e proprio dibattito mediatico a riguardo del loro nuovo film Okja e della presenza della piattaforma all’interno del festival, è stato ufficialmente distribuito War Machine che vede il ritorno cinematografico di  Brad Pitt. Il film è diretto da David Michod, conosciuto per il lavoro alla regia di Animal Kingdom e ripercorre le vicende del comandante Glen McMahon, interpretato da Brad Pitt, a capo della leadership americana della coalizione di forze militari in Afghanistan nel 2009.

War Machine ci propone una prospettiva complessa dal punto di vista dell’impostazione narrativa e tematica con cui il film viene costruito. Nonostante la storia, con interviste e spezzoni video, alterni continui riferimenti alla situazione politica americana dell’ultimo decennio, non ci troviamo di fronte ad una vera e propria cronaca di eventi di guerra perché, aldilà del contesto in cui è ambientato, le vicende del protagonista sono il punto di partenza di una riflessione più ampia e articolata.

I toni del film, infatti, sono tanti: si passa dalla satira, alla commedia, al dramma, senza trovare un vero e proprio punto di raccordo in grado di creare coesione. Lo spettatore si trova così confuso e spiazzato dalla narrazione: non essendoci una precisa coerenza nel taglio dato alla storia, non si crea nemmeno una sorta di affezione nei confronti dei personaggi.

Grande interpretazione di Brad Pitt, ma non c’è il ritmo giusto

War MachineTutto ruota intorno al protagonista interpretato da Brad Pitt, che sembra uscito da un film dei Coen, visto il suo carattere e le abitudini quasi maniacali che segue ogni giorno. Dopo il ruolo poco accattivante in Allied, Pitt torna a cimentarsi con delle parti più difficili e interessanti. La sua interpretazione convince appieno sia nell’impostazione rigida della prima parte, sia nell’esplorazione dell’interiorità e dello sfaldamento degli ideali della seconda. Il generale Glen McMahon, seppur all’inizio appaia come lo stereotipo militare americano, non ci viene presentato come un uomo cattivo, il villain della situazione, quanto piuttosto emerge come un militare che cerca di portare avanti la sua missione credendo nei suoi ideali.

La pellicola poi ci farà comprendere come quest’ultimi non abbiano un decisivo collegamento con la realtà e siano, dopotutto, illusori. Oltre a Brad Pitt, appare in un piccolo ruolo l’attrice britannica Tilda Swinton nei panni di una politica tedesca che ha un acceso confronto con McHanon durante la conferenza stampa europea e ha il compito di regalare un punto di vista critico sulla questione bellica. Un breve siparietto che però conferma ancora una volta il grande talento dell’interprete londinese.

Purtroppo però, il film non brilla. Sarà per colpa del ritmo, sarà per colpa della troppa lentezza, ma il risultato finale di Michod è un agglomerato di tanti elementi che non riescono ad intrappolare lo spettatore all’interno dell’universo narrativo presentato. Gli Stati Uniti non sono certi poco avvezzi alla produzione di film di guerra: alcuni di questi sono anche stati candidati ad importanti riconoscimenti come American Sniper, The Hurt Locker, La sottile linea rossa. Di certo, War Machine non entrerà mai a far parte di questa prestigiosa schiera. Vi lascio al trailer:

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