Young Sheldon, recensione episodio 1×01: un talento precoce

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Esordio col botto per l’episodio 1×01 di Young Sheldon, lo spin-off di The Big Bang Theory. A seguire, la recensione della première.

Young Sheldon, recensione episodio 1×01: partenza a razzo

L’avvio di Young Sheldon, spin-off della celeberrima serie TV The Big Bang Theory, ha fatto registrare numeri da capogiro. L’attenzione manifestata dal pubblico è tra le più alte in assoluto, soprattutto se si considera il genere comedy e il suo continuo proliferare verso molteplici direzioni. Con 17,2 milioni di spettatori e il 3.8 di rating nel target demografico 18-49, lo starting point della serie TV, incentrata sulla crescita e la formazione di Sheldon Cooper, è un ottimo punto di partenza dal quale trarre diverse considerazioni. Innanzitutto, il format in questione risulta ancora vincente poiché capace di abbracciare un’utenza piuttosto ampia; in più, la freschezza tecnica e narrativa di determinati titoli consentono di mantenere degli standard qualitativi molto alti in grado di appassionare qualsivoglia spettatore.

La genesi di un talento precoce

L’episodio 1×01 di Young Sheldon parte mostrando il tipico quadretto familiare di alcune zone del profondo Texas: padre burbero e football-dipendente; madre dal fervente credo cattolico; figlia ribelle e ostile alla supponenza altrui; figlio indisciplinato, sboccato ed eccessivamente attaccabrighe. La felice eccezione che sconquassa questo stereotipo a stelle e strisce è proprio Sheldon Cooper, talento precoce la cui età anagrafica – 9 anni – non gli impedisce di accedere al primo anno delle scuole superiori.

Un genio fatto e finito che però suscita l’invidia altrui, a tal punto da provocare una sorta di insurrezione del personale docente della Wolf’s County affinché venga mandato altrove. Per quanto “costretto” a vivere in una realtà dotata di un livello culturale prossimo allo zero, Sheldon soppesa le peculiarità dei suoi affetti più cari e adotta una sorta di soglia di tolleranza nei riguardi dei suoi genitori, maestri di vita e di realismo nonostante qualche difetto di troppo. La scienza, la precisione, l’educazione e la puntualità sono valori encomiabili. Ma qual è il loro spessore se viene a mancare l’umano sentimento?

La regia di Jon Fraveau e la voce narrante di Jim Parsons

La puntata iniziale di Young Sheldon è stata diretta da Jon Fraveau, a suo agio con la tecnica della single camera dopo le innumerevoli esperienze televisive del recente passato. L’andamento globale si mantiene su un ritmo discreto che vede i propri apici nella simpatia – celata o manifesta – dei protagonisti principali, tasselli di un puzzle familiare che ben presto svelerà sfumature caratteriali del tutto inaspettate. Ad ogni modo, ciò che merita una menzione speciale è la voce narrante di Jim Parsons, guida verbale di un passato lontano, per certi versi detestabile, ma in grado di suscitare, ancora oggi, un marcato senso nostalgico. La perfezione non esiste: ed è forse questa la bellezza di un percorso di maturazione esistenziale.

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Giorgio Longobardi

Multitasking addicted e formatore professionale. Divoratore di film, serie TV, anime e fumetti. Utopista, cultore del libero pensiero e grande appassionato di sport: tra i suoi sogni, quello di realizzare un gol in Premier League.

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