Young Sheldon, recensione episodio 1×11: figlio di un dio master

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Dai giochi di ruolo alla scoperta delle divinità per approfondire la propria interiorità. A seguire, la recensione di Young Sheldon 1×11.

Young Sheldon, recensione episodio 1×11: accrescimento spirituale

L’ampliamento dei propri confini intellettuali e spirituali obbliga ad un esercizio psicofisico non indifferente, dato che i condizionamenti esterni possono essere complicare (e non poco) il raggiungimento di tale obiettivo. Tuttavia, quando si ha una specifica predisposizione alla conoscenza, non c’è niente in grado di scalfire un simile atteggiamento; anzi, le eventuali costrizioni incentivano, per assurdo, a fare del proprio meglio tenendo fede a un essere superiore.

Giochi di ruolo e divinità sparse

L’episodio 1×11 di Young Sheldon fa luce su una delle molteplici passioni ludiche di Shelly: i giochi di ruolo. Nello specifico, il sempiterno Dungeons & Dragons, un universo fantastico dove le storie prendono vita trascinando i partecipanti in contesti da sogno. Tra duelli, trattazioni, scelte cruciali e molto altro, l’attività in questione consente una notevole varietà, legata talvolta anche al contatto con qualche entità demoniaca. Un campanello d’allarme per Mary, che decide di correre subito ai ripari.

Sheldon, Billy e Tam si ritrovano, così, a frequentare la scuola domenicale. Un rimedio alquanto vano di convincere il giovine che esista un solo dio, poiché la ricerca in tal senso prosegue approfondendo ogni tipologia di divinità. Ed è lì che giunge una fulminea quanto sacrosanta verità: la fede non è dogmatica; e nessun credo e superiore all’altro, perché ciascuno di esso ha le chiavi di lettura necessarie per raggiungere elevati livelli di spiritualità. Una conclusione, quindi, diversa dalle aspettative dell’istituzione scolastica, desiderosa di indottrinare l’ennesimo individuo consapevole (e coscienzioso) del domani.

Tanta sostanza contro i pregiudizi

L’undicesima puntata di Young Sheldon è una sostanziosa dichiarazione d’intenti contro i pregiudizi, religiosi o meno. Discriminare equivale a dotarsi di un’ignoranza fatta e finita, incentrata su paletti e preconcetti deleteri per il corrispettivo sviluppo sociale. E il futuro Dr. Cooper fa bene a razionalizzare il concetto di fede aumentando il suo range, perché è l’esempio più fulgido di come un essere umano riesca a trascendere se stesso – nonostante la giovane età. Insomma, tra serio e faceto, la serie TV prodotta da Chuck Lorre fornisce al pubblico un accurato spunto di riflessione.

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