Red Sparrow: la recensione del film con Jennifer Lawrence disponibile in home video

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Disponibile nei formati DVD, Blu-Ray e su Sky prima fila, Red Sparrow vede riuniti, dopo gli ultimi tre capitoli di Hunger Games, il regista Francis Lawrence e la vincitrice dell’oscar Jennifer Lawrence, in uno spy-thriller che gioca sul corpo femminile e sulla manipolazione del potere.

Red Sparrow: la coreografia della brutalità

Nelle prime sequenze di Red Sparrow, il personaggio di Jennifer Lawrence usa il suo corpo per descrivere, a ritmo di musica, linee perfette e ammaliare, con una fluidità impeccabile e un’apparente leggerezza nei movimenti, tutto il pubblico del Bolshoi. Le sue forme sono già oggetto di desiderio, ma è ancora un desiderio edulcorato, celato dalla fascinazione per l’espressione artistica, manifestato su di un palco che fa avvicinare solo lo sguardo e sul quale, la coordinazione geometrica fra i danzanti, dovrebbe garantire un contatto coreografato, fatto di incontri leggiadri, non di scontri rovinosi. L’introduzione della violenza in una scena nella quale si celebra l’armonia e la bellezza, la capacità di saper sfruttare la propria forza per nasconderla dietro una esibizione che debba accompagnare la più impalpabile delle arti, la musica, sarà all’origine di una violenza montante.

L’ oscuro e glaciale sguardo della spia

Il film di Francis Lawrence ci porta in una ambientazione contemporanea, ma che richiama in modo tutt’altro che velato gli anni della guerra fredda. L’ esibizione di danza non si esaurisce mai, si espande da un palco ad un teatro più grande e macabro, nel quale le due grandi potenze del 900 ancora danzano l’una con e contro l’altra, facendosi da specchio, inseguendosi con sguardo glaciale, incontrandosi dietro le quinte, cercando di seguire una musica classica, in un mondo che ormai suona ritmi diversi, contrastanti, spezzettati e per questo ancora più taglienti e pericolosi, cercando di comprendere chi porta e chi segue i passi dell’altro.

Dominika, la Lawrence, si trova catapultata in questo mondo e continua anche lei a fare quello che sa fare meglio: nascondere forza fisica e capacità di ripercorrere in mente coreografie complesse, rispettando un ritmo matematicamente perfetto, distogliendo lo sguardo degli uomini con le movenze del suo profilo, facendo apparire tutto naturale e innato.

Il corpo come arma

Francis Lawrence punta ad indagare oltre la superficie del corpo, cercando di sviscerare, anche in senso proprio e crudo, la carne, di cui la pelle, come ci viene mostrato in modo chirurgico, è solo un sottile involucro; ma lo fa senza avere il coraggio fino in fondo di ostentarne in modo efficace la corruzione, la degradazione e soprattutto la penetrazione, in tutte le sue declinazione e in prima istanza, quella attraverso le naturali soluzioni di continuo dell’organismo umano. L’occhio del regista mantiene sempre una certa distanza dalle membra e concede alla sua protagonista un grado di purezza e pudicizia che stridono per coerenza in una pellicola che, se vuole esibire il corpo come arma, non dovrebbe esimersi dal mostrare non solo l’effetto che un‘arma provoca su gli altri, ma le altrettanto inevitabili contaminazioni a cui va incontro un’arma quando viene così abilmente sfruttata.

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